Domenica 16 dicembre il Corriere dell’Umbria ha pubblico la lettera del nostro Presidente con un richiamo in prima pagina dal titolo “Ai giovani servono adulti veri”. Ecco il testo della lettera e la risposta del Direttore del giornale Sergio Casagrande
Gentile Direttore,
la lettera del Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, Giorgio Montanari, e la sua risposta, pubblicate martedì 21 ottobre nel suo giornale, in relazione alla morte del ragazzo ventitreenne, accoltellato a Perugia, mi hanno particolarmente colpito, sia per i contenuti che per la sensibilità che dimostrano.
Sono un docente di scuola superiore, da due anni in pensione e Presidente del Centro di Aiuto allo Studio Portofranco Umbria che, grazie alla presenza di oltre 50 volontari, fra docenti in attività e in pensione, professionisti e studenti universitari, offre ogni anno, gratuitamente, aiuto nello svolgimento quotidiano dei compiti, nel recupero dei debiti formativi e delle conoscenze disciplinari ad oltre 200 studenti delle scuole superiore e medie e del nostro territorio, ogni anno.
Che cosa ho compreso dal rapporto quotidiano con tantissimi ragazzi, a scuola e presso il nostro Centro?
Innanzitutto devo constatare che, nonostante tutte le problematiche relative al contesto in cui nostri giovani e noi viviamo, ben descritte dalla lettera del prof. Montanari, resiste in loro un nucleo, potente e irriducibile, di un desiderio di bene, di verità, di giustizia e di curiosità verso la realtà che mi stupisce sempre quando viene a galla. Certo spesso tutto questo è sepolto sotto le macerie dello scetticismo, del “non vale la pena” o delle esperienze narcotizzanti dei social o dello sballo del sabato sera.
È qui che la questione educativa interpella innanzitutto noi adulti: che cosa abbiamo da offrire ai nostri ragazzi? Abbiamo qualcosa di bello, di vero, capace di portare a galla le loro domande e i loro desideri? E se lo abbiamo come comunicarlo loro? Per inciso queste domande riguardano tutti, non solo gli addetti ai lavori.
L’esperienza di questi anni mi ha mostrato che, la dove i ragazzi incontrano degli adulti che, prima di giudicarli o di offrirgli il decalogo del bravo cittadino, li guardano e li ascoltano veramente, prendendo sul serio le loro domande e i loro bisogni, offrendosi come compagni di cammino, ….
Ad esempio l’esperienza di Portofranco, presente in tutta Italia con i sui 50 Centri, nasce nel 2000 dalla intuizione del Rettore dell’Istituto Sacro Cuore di Milano:
“Avevo in mente una cosa, o meglio ancora avevo […] una specie di arrabbiatura, perché mi sembrava e mi sembra che i giovani di oggi non siano presi sul serio. Tutto quello che infatti si fa per i giovani di oggi, spendendo miliardi, è aiutarli nel tempo libero, nei loro passatempi.
Questa constatazione mi ha fatto pensare che il vero aiuto che si deve a una persona non è ampliare il suo divertimento, ma condividere il bisogno che vive.
[…] Che cosa esprimono questi ragazzi? Una difficoltà nello studio, nella frequenza a scuola. Quindi, cominciamo da lì”
Per questo credo che il moltiplicarsi di luoghi partecipando ai quali il desiderio profondo di ogni uomo possa essere risvegliato, sia un grande contributo ad affrontare, la cosiddetta emergenza educativa.
Anche se non fanno molta notizia, nel nostro territorio già esistono tante realtà, soprattutto del Terzo Settore (associazioni, cooperative sociali, …), che lavorano in questo senso, mettendo in campo non solo tempo e risorse ma anche tanta professionalità. Sono realtà che nascono dal basso e che coinvolgono migliaia di volontari in tutta Italia.
Infine mi permetto di indicare due spunti di lavoro, nati anche questi dall’esperienza di Portofranco:
Come sottolineava il prof. Montanari ritengo che sia decisiva una sempre maggiore collaborazione tra tutte le agenzie educative: famiglia, scuola, università, associazioni… nell’ottica di una alleanza che eviti steccati ideologici o chiusure protezionistiche.
Infine anche la politica, con le sue istituzioni, ha un ruolo decisivo, innanzitutto nel valorizzare e sostenere tutte quelle realtà che lavorano in questo campo nell’ottica del principio di sussidiarietà, che oltre ad essere un principio di libertà è anche fonte di risparmio economico.
Maurizio Brizioli
Presidente di Portofranco Umbria
Gentile professor Brizioli,
la ringrazio per la sua lettera e, soprattutto, per il lavoro che Lei e i volontari di Portofranco Umbria svolgete ogni giorno. È un esempio concreto di ciò che troppo spesso manca nel dibattito pubblico: l’educazione che non si predica, ma si pratica
Lei lo scrive con chiarezza: nei ragazzi c’è ancora un desiderio autentico di bene, dl verità, dl giustizia. Non sono un esperto ma è, probabilmente, davvero un’energia che aspetta solo di essere riconosciuta e guidata. Ma servono adulti credibili, capaci di guardare e ascoltare, non di giudicare o impartire lezioni morali da cattedra. E qui, forse, da osservatore, vedo anch’io il punto dolente: per molti giovani, gli adulti sono diventati figure sfocate, distratte, spesso assenti.
L’emergenza educativa potrebbe non essere solo una questione di programmi scolastici o dl risorse economiche. Ma, prima di tutto, una crisi di presenza. E non riguarda soltanto la scuola o l’università, ma la società intera: famiglie, istituzioni, comunità, politica.
Tutti noi, come Lei scrive, siamo chiamati in causa. Condivido anche il suo richiamo al principio di sussidiarietà: dove lo Stato non arriva, spesso arrivano le persone, le associazioni, le reti del volontariato. Ma queste realtà vanno sostenute, non solo celebrate nei convegni (tanti anche In Umbria) o nelle giornate dedicate. Perché educare non è un lusso, è un investimento dl civiltà.
Grazie del contributo che permette al dibattito che si è aperto su queste colonne a continuare e, magari, a stimolare ulteriori riflessioni
Continui a seguirci e a scrivermi se lo riterrà necessario, anche su altri temi e argomenti.
Sergio Casagrande
