«Mio figlio ha molto bisogno di aiuto, per favore».
Con queste parole è iniziato il dialogo con i genitori di un ragazzo che, qualche giorno fa, è venuto a iscriversi a Portofranco.
Il ragazzo e la sua famiglia sono arrivati in Italia dal Perù quasi tre anni fa. Manuel (nome di fantasia) frequenta il secondo anno del Liceo Scientifico e porta con sé molte difficoltà in diverse materie, già emerse l’anno precedente. La mamma ci racconta di aver speso molti soldi in lezioni private, nel tentativo di aiutarlo.
Ma la sua preoccupazione va oltre lo studio. Quest’anno Manuel è cambiato: si è chiuso in sé stesso, parla poco con i genitori, risponde male, è spesso scontroso. Anche noi lo avevamo notato subito: lo sguardo basso, l’aria distante, per nulla felice di trovarsi lì, come se la testa fosse altrove.
Mentre la mamma ci parlava, in un italiano intrecciato allo spagnolo, aveva le lacrime agli occhi. Era evidente il suo smarrimento, il non sapere più come aiutare il figlio. Il papà, presente accanto a lei, è rimasto in silenzio per tutto il tempo: un silenzio che diceva la stessa fatica. Per fortuna, quel giorno in segreteria c’era Alessia, che studia lingue e parla spagnolo: la sua presenza ha reso l’incontro un po’ più leggero.
Durante l’iscrizione, accade qualcosa di inatteso. Manuel riconosce un suo amico che sta uscendo da una lezione: è proprio lui che gli aveva parlato di Portofranco. All’improvviso il suo volto cambia, un sorriso gli attraversa il viso.
Concludiamo l’iscrizione e ci salutiamo. Prima di andare via, i genitori di Manuel ci dicono:
«Siamo venuti qui perché vogliamo garantire ai nostri figli un futuro migliore del nostro».
Il giorno dopo, Manuel partecipa già a una lezione di italiano, sui Promessi sposi. L’insegnante che lo segue racconta che ha fatto molte domande, era attento, curioso, desideroso di capire.
E all’uscita dalla lezione Manuel è un altro ragazzo: sorride, saluta tutti e aspetta il suo amico.
Sembrava già a casa sua.
Patrizia e Alessia
