La scoperta di una umanità inimmaginabile

La scoperta di una umanità inimmaginabile

Il 16 aprile si è svolta la Cena dei volontari di Portofranco Umbria, un’occasione di condivisione e riflessione sull’esperienza quotidiana del Centro di Aiuto allo Studio.

Il Presidente ha inizialmente dato un quadro della situazione del Centro che sta coinvolgendo oltre 230 ragazzi delle scuole superiori e inferiori del territorio, con quasi 2000 ore di lezione svolte dai circa 70 volontari.

Al centro della serata, la sintesi, proposta da Patrizia, dello studio del prof. Marcello Tempesta, docente di Pedagogia della Università del Salento, ha offerto parole capaci di esprimere e dare forma a ciò che molti volontari vivono ogni giorno: a Portofranco si parte sempre dal ragazzo, dalla sua domanda concreta, dal suo bisogno reale. Non è l’adulto a guidare con una proposta predefinita, ma si mette al servizio di chi ha davanti, dentro una relazione che sorprende e responsabilizza.

È emersa l’idea di un luogo in cui non si fanno “lezioni”, ma si vivono appuntamenti personali, fatti di attesa, pazienza e passione. Un contesto in cui ogni studente è guardato nella sua unicità, senza essere ridotto a categorie o etichette, e in cui anche le differenze culturali diventano occasione di incontro autentico. Il cosiddetto “realismo educativo” si traduce proprio in questa attenzione concreta alla persona: ai suoi bisogni scolastici, ma anche alle sue fragilità, ai suoi talenti e al desiderio profondo di significato.

Due parole chiave hanno attraversato la riflessione: gratuità e libertà. La gratuità, non solo dal punto di vista economico, ma come sguardo che riconosce il valore dell’altro indipendentemente dai risultati, liberando anche il volontario dalla pretesa di una risposta immediata. La libertà, invece, come condizione essenziale perché sia il ragazzo sia il volontario possano scegliere davvero di esserci, rendendo l’esperienza viva e autentica.

Infine è emerso quanto la relazione sia il cuore del metodo: uno studio che nasce da un “fare insieme”, da un rapporto personale che spesso permette ai ragazzi di ritrovare fiducia in sé stessi e di rimettere in moto il proprio percorso. Non di rado, infatti, l’aiuto allo studio si trasforma in un vero e proprio aiuto alla vita, capace di riaccendere il senso del proprio valore e di orientare al futuro.

I racconti dei volontari hanno dato volto concreto a queste riflessioni. Ad esempio Tiziana, docente di Chimica, ci dice: “Ho notato un cambiamento nel mio rapporto con lo studente rispetto al rapporto che avevo in classe. Qui è molto immediato e c’è una grande libertà degli studenti di chiedere ciò di cui hanno bisogno, hanno voglia di interagire e questo è molto positivo. Inoltre c’è da parte dei ragazzi una grande gratitudine e questo mi spinge a dare il massimo di cui sono capace.”

Anche Elena, docente di matematica da poco con noi, ci racconta della scoperta di una grande e variegata umanità nelle storie personali dei ragazzi, dicendo che: “Portofranco è servito più a me che a loro. L’immaginare e lo scoprire tante storie che stanno dietro a questi ragazzi grazie al rapporto uno a uno mi ha sorpreso ed è per me un completamento del mio percorso di insegnante che non avrei mai immaginato. Ho imparato anche dalla nostra giovane tirocinante di matematica. Guardandola ho visto che lei fa gli esercizi insieme ai ragazzi, cosa che non facevo. Così ho cominciato anche io.”

C’è chi, come Beatrice, docente di italiano, evidenzia che a Portofranco il bisogno dello studente diventa davvero il punto di partenza dell’azione educativa: “Qui ti siedi e dici di cosa hai bisogno? Quindi è veramente la risposta al bisogno. Intervieni ad hoc e l’intervento è calibrato sulla persona che hai davanti.”

Anche i più giovani, tra tirocinanti e nuove volontarie, hanno raccontato come l’esperienza di Portofranco stia aprendo prospettive inattese, fino a far nascere in Alessia il desiderio di diventare insegnante.

Non sono mancati spunti operativi e domande aperte: dall’orientamento scolastico alla gestione dei bisogni educativi speciali, fino alla vita associativa e alla possibilità di nuove iniziative. Segni di una realtà viva, che continua a interrogarsi e a crescere.

La serata si è così conclusa con una maggiore consapevolezza del valore dell’esperienza di Portofranco; nel lavoro quotidiano, fatto di esercizi, verifiche e materie da recuperare, accade qualcosa di più grande. Portofranco si conferma come un luogo in cui lo studio diventa occasione di incontro e di rinascita, per i ragazzi e, in modo sorprendente, anche per chi li accompagna.
Maurizio